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La Corte dei Borbone

Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca, mantenne il titolo di Regina ed al suo arrivo nella città impose un cerimoniale Spagnolo e una Corte degna di una grande nazione europea. Carlo Ludovico conservò e ingrandì la struttura già molto articolata e dispendiosa.
Nel 1830 le grandi cariche di corte erano così distribuite: Vincenzo Massoni era Maggiordomo Maggiore e si occupava di dirigere la gestione di tutto il Palazzo. Lorenzo Montecatini era il Gran Ciamberlano, il duca usufruiva di altri sessantanove ciamberlani, un Prefetto di Palazzo, tre cavalieri di compagnia, due aiutanti di Campo. Per la cura dei suoi affari pubblici aveva la Reale Intima Segreteria di gabinetto con tre segretari e cinque impiegati, mentre la Biblioteca di corte era affidata alle cure del canonico Pietro Pera. Il Duca aveva alle sue dipendenze quattro medici, due aiutanti di camera, cinque camerieri, due uscieri, un cacciatore ed una poetessa di corte, Teresa Bandettini.
La duchessa Maria Teresa di Savoia, moglie di Carlo Lodovico, aveva come Cameriera Maggiore Maddalena Buonvisi, Cavaliere d’Onore Giacomo Cittadella, più trentaquattro dame d’onore, tre dame di compagnia, una confessore, tre cameriste, sei guardarobiere, quattro camerieri e un parrucchiere. Il Principe ereditario (ancora adolescente) aveva un governatore, un precettore due maestri di lingue due camerieri e due cacciatori.
Il Palazzo era affidato alle cure di un soprintendente generale, sempre il Maggiordomo Maggiore Vincenzo Massoni che oltre a dieci impiegati era coadiuvato dal Regio Architetto Lorenzo Nottolini e dal perito ing. Pelosi.
La cappella di corte era officiata da otto cappellani e da un parroco. C’era poi la cappella Greco-ortodossa voluta da Carlo Lodovico, con due sacerdoti e due cantori. La Cappella Musicale era composta da circa quaranta membri tra cantanti e musicisti sotto la guida di Massimiliano Quilici. Il duca aveva inoltre a disposizione otto scudieri e una trentina di persone addette al mantenimento delle scuderie.