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Gli arredi di Palazzo

Durante il periodo della Repubblica aristocratica, il Palazzo aveva un arredo piuttosto sobrio consono alle funzioni di una sede di rappresentanza ma certamente non in grado di competere con lo sfarzo e l’eccesso di una corte principesca. Arredi e tappezzerie più pregiati erano stati aggiunti nel corso del Seicento e del Settecento, ma all’arrivo di Elisa Bonaparte Baciocchi i mobili del Palazzo furono ritenuti insufficienti e fuori moda per una Corte. Gli stili barocco e rococò rappresentavano l’Antico Regime. Per questo motivo Elisa chiamò da Parigi l’ebanista Jean Baptiste Gilles Youf e organizzò un opificio nell’ex convento di S. Pier Cigoli, dal quale uscirono i nuovi arredi neoclassici del Palazzo. Stoffe, bronzi, porcellane ed altri oggetti furono acquistati appositamente a Parigi. Altre suppellettili furono create grazie alle manifatture locali ancora esistenti ed incentivate dalla presenza della Corte. L’opificio di Gilles Youf fu il centro di irradiazione del nuovo stile "Impero lucchese". Maria Luisa di Borbone arricchì ulteriormente gli arredi degli appartamenti monumentali sia con mobili pregiati, alcuni dei quali progettati da Nottolini sempre in stile neoclassico, sia con suppellettili, bronzi e nuove argenterie. Notevoli erano pure i tendaggi, le tappezzerie in seta, i tappeti e i vasi. L’arredo del Palazzo sotto i Borbone assunse un aspetto più eclettico per la varietà e la provenienza dei mobili. Con il passaggio del Palazzo fra i beni della corona italiana nel 1860 la reggia fu smantellata; tutti gli arredi furono trasferiti a Firenze e utilizzati in parte per il nuovo arredo sabaudo di Palazzo Pitti e di altre sedi di rappresentanza del nuovo governo.